Mentana, Facci e la rivolta dei dissidenti
Quello di Mentana è ormai diventato un caso. Parlare di Mediaset come di un “comitato elettorale” non è semplicemente come lamentarsi del proprio ex datore di lavoro. E’ un’accusa pesante alla libertà di informazione.
Ma la cosa non mi avrebbe sorpreso più di tanto se non fosse stato per un intervento di Filippo Facci (editorialista del Giornale e opinionista di Mediaset, insomma, un dipendente di Berlusconi) nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara, condotta da Giuseppe Cruciani.
Riferendosi al “J’accuse” di Mentana, Facci sostiene che il comitato elettorale sarebbe cominciato nel 1994, nel corso di una riunione ad Arcore in cui avrebbe partecipato lo stesso Mentana. Ma, quel che è peggio, Facci inizia a tentennare, come se non volesse raccontarla tutta, per poi lasciarsi sfuggire quanto segue:
Io devo anche stare attento a come parlo, sinceramente, visto che la Cassazione di recente ha stabilito che chi parla male dell’azienda per cui lavora può essere licenziato.
E dulcis in fundo:
Qualcosa è cambiato. Sono cambiate tantissime cose. Le scelte che sono state fatte per quanto riguarda i vertici dell’informazione Mediaset sono state molto più attente all’accondiscendenza nei confronti dei vertici dell’azienda stessa che non all’effettiva capacità di essere grandi uomini d’informazione rispetto ai canoni classici.
Mi sento un po’ come Neo, il protagonista di Matrix, svegliatosi dall’allucinazione della Matrice e improvvisamente consapevole che la vita è una menzogna, un velo che è stato messo davanti ai suoi occhi per nascondergli la verità.
Sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente.
Se vuoi ascoltare Facci, ecco il link al podcast. Il suo intervento avviene circa 15 minuti dopo l’inizio della trasmissione.
