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  • Emiliano 5:38 pm on 25 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , , , search share,   

    Cala la search share di Google? 

    John Battelle aveva ragione. Nelle sue ormai consuete previsioni di gennaio aveva predetto che la search share di Google sarebbe calata nel corso del 2009. I dati Nielsen di luglio indicati da Mashable e citati da Battelle mostrano effettivamente un calo dell’1,3% rispetto a giugno.

    A confrontare il “calo” con i risultati di Yahoo e Bing, sembra proprio che sia stato il motore di Sunnyvale (e non Bing, nonostante le massicce campagne pubblicitarie) a rosicchiare punti percentuali al gigante Google.

    Disperazione a Mountain View? Disperazione?!?

    Due considerazioni:

    1) Ma Nielsen è realmente affidabile nel fornire questo tipo di dati? Siamo sicuri che il conteggio delle ricerche (dato accurato se sono i motori stessi a renderlo noto) non sia in qualche modo assmilato alle page views (dato più “facilmente” monitorabile da soggetti quali Nielsen, comScore, ecc.)?

    2) Francamente dopo tutto il tam tam legato a Microhoo e il lancio di Bing un 1,3% in meno mi pare un po’ poco per parlare di calo della search share e festeggiare il nuovo anti-Google…

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  • Emiliano 4:55 pm on 25 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , ottimizzare AdSense   

    Ottimizzare AdSense: 3 simpatici video 

    Curiosando su Youtube, ho trovato 3 video molto simpatici e allo stesso tempo efficaci realizzati dal Team AdSense di Google.

    I concetti espressi sono i seguenti:

    1. Posiziona gli annunci dove gli utenti possano vederli (quindi in alto)
    2. Gli annunci che si armonizzano al design del tuo sito rendono di più
    3. Annunci dai formati piccoli tendono a non rendere quanto quelli grandi

    Straordinaria la faccia di bronzo del protagonista dei filmati (immagino un dipendente di Google) :-)

    Guadagnare con il miglior posizionamento

    Preparati per il successo

    A volte grande è meglio

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  • Emiliano 4:13 pm on 19 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags:   

    My company just gave up on search… 

    … Where do I work now?

    Ask mocks Yahoo

    Ask mocks Yahoo

    Yahoo cede la search a Microsoft e Ask ne approfitta,  provando la carta dell’ironia per attirare impiegati di Sunnyvale. Strano, ero convinto che anche Ask avesse rinunciato alla search ormai da un po’ di tempo…

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  • Emiliano 9:41 pm on 9 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: , , massimizzazione del profitto, , , ROI, search engine marketing, SEM, SEM vs SEO, SEO   

    SEM vs SEO. Ancora?! 

    Così Rand Fishkin in un post dell’Ottobre 2008:

    SEO drives 75%+ of all search traffic, yet garners less than 15% of marketing budgets for SEM campaigns. PPC receives less than 25% of all search traffic, yet earns 80%+ of SEM campaign budgets.

    E così lo stesso Rand in un recente post:

    PPC: 88% of all SEM spend VS. SEO: 11% of all SEM spend
    PPC: 10% of all search clicks VS. SEO: 90% of all search clicks
    Markets don’t stay this inefficient for long

    Non capisco. Da quando in qua si misura l’efficienza di una campagna di marketing basandosi sullo spending pubblicitario e sui volumi di traffico in entrata? Dov’è il ROI? Dove la massimizzazione del profitto?

    Sei anni di Search Marketing mi hanno insegnato 3 princìpi:

    1. Not all clicks are created equal.
    2. ROI is in the eye of the beholder.
    3. Go beyond ROI and pursue profit maximization.

    Tenendo in mente questi princìpi, faccio una serie di considerazioni.

    • In generale il SEO richiede dei compromessi (layout della pagina, lunghezza dei testi, termini utilizzati, ecc.) che spesso non consentono il pieno controllo della user experience e quindi rendono più difficile il raggiungimento degli obiettivi di marketing.
    • Le landing page di campagna hanno solitamente delle call to action specificamente pensate per gli obiettivi della campagna stessa. Le call to action inserite nelle pagine organiche sono funzionali al sito che le ospita.
    • I testi delle landing page sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi di marketing. Le pagine organiche di un sito, pur essendo ben strutturate, rischiano di avere più informazioni del necessario o di focalizzarsi su aspetti che non corrispondono esattamente a ciò che l’utente sta cercando. Una landing page che promuove una fotocamera non necessariamente contiene tutte le informazioni inserite in una pagina organica incentrata sulla medesima fotocamera.
    • Per attirare l’attenzione dell’utente, le landing page potrebbero far uso di animazioni (es. flash) e/o illustrazioni, espedienti non proprio adatti al SEO, che invece tende a fare del contenuto testuale il proprio elemento fondante.
    • I menu di navigazione delle landing page spesso sono ridotti al minimo, in quanto si vuole lasciare gli utenti focalizzati su ciò che li ha condotti sulle pagine. Nelle pagine organiche la navigazione viene invece valorizzata per fare in modo che l’utente conosca il sito, lo apprezzi e ci ritorni.

    Tutto quanto sopra espresso si traduce in una sola parola: controllo. Il SEM, rispetto al SEO, garantisce maggior controllo e quindi una maggiore leva sul ROI e sulla massimizzazione del profitto. D’altronde la domanda è semplice: è preferibile che sia un algoritmo ad associare la keyword alla pagina o un essere umano in carne ed ossa, che sceglie una pagina e non un altra in base ad obiettivi che conosce solo lui?

    Ovviamente i vantaggi del SEM si vedono maggiormente se gli obiettivi di marketing sono di direct response (quindi lead generation e sales). Il discorso è diverso nel caso di obiettivi di branding e traffico, dove il SEO è efficace almeno quanto se non più del SEM.

    At the end of the day, io non capisco proprio questo continuo mettere in contrapposizione due attività che, in ultima analisi, finiscono con l’essere assolutamente complementari.

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  • Emiliano 11:27 pm on 8 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: Baidu, , monopolio Google, Yandex   

    Microhoo avrà un effetto domino? 

    Veramente interessante questa speculazione di Andy Atkins Kruger su SEW, secondo cui il deal fra Yahoo e Microsoft potrebbe essere solo il primo di una serie di deal analoghi che avrebbero come esito quello di erodere il monopolio di Google.

    Motori come Baidu e Yandex potrebbero vedere di buon grado un accordo con Microsoft (che a sua volta sfrutterà, in virtù del nuovo accordo, la forza commerciale di Yahoo), non solo per espandersi in altri mercati, ma anche per sbarrare definitivamente la strada a Google nei mercati in cui sono già leader (Yandex in Russia e Baidu in Cina).

    Baidu’s biggest problem in not having a truly global presence in a sense affects its revenues at home. Comparison between click volumes and cost per click values in China show that Google clicks often cost more to buy even though the volumes are significantly less than those of Baidu’s. The reason has to do with the way the auction model works and access: it’s easy to turn on campaigns for China in the Google Adwords interface – you don’t even need to speak Chinese to do it (though you’ll need someone to produce Chinese keywords and creatives for you). To run a campaign on Baidu is currently difficult unless you are a Chinese-speaker. As a result, the auction model tends to help inflate the cost of Google’s clicks — not Baidu’s.

    L’accordo con Microhoo aiuterebbe dunque motori come Baidu e Yandex ad attirare investimenti stranieri. Basti pensare alle miriadi di attività interessate a promuoversi in Russia e Cina “costrette” a scegliere Google per motivi meramente linguistici.

    If Baidu could justify a global sales force, it could significantly improve its Chinese performance – and help to stave off the Google threat. But that would be a mammoth undertaking that would be difficult to cost-justify. Now there is the Microsoft option.

    Insomma, l’affaire Microhoo non fa che confermare il detto secondo cui il nemico del tuo nemico spesso e volentieri finisce col diventare tuo amico ;-)

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  • Emiliano 7:43 pm on 5 August 2009 Permalink | Rispondi
    Tags: ad pricing, Pubmatic   

    Il pricing pubblicitario torna ad aumentare 

    Dopo il crollo registrato nel 2008, l’ad pricing fa segnare un +35% nel primo semestre 2009 (studio condotto da Pubmatic su un panel di 6.000 siti, l’85% dei quali in US).

    Pubmatic monthly price trends online publishers june 2009

    Pubmatic monthly price trends online publishers june 2009

    Si tratta di un dato incoraggiante, che ci invita a guardare con ottimismo il secondo semestre e ci induce a pensare che la crisi possa finalmente dirsi conclusa. Hai notizia di trend simili anche per il mercato europeo (ed italiano in particolare)?

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