Real time search
People really want to do stuff in real-time and they have done a great job about it. We will do a good job of things now we have these examples.
They = Twitter
La frase l’ha detta Larry Page.
People really want to do stuff in real-time and they have done a great job about it. We will do a good job of things now we have these examples.
They = Twitter
La frase l’ha detta Larry Page.
Da una ricerca condotta di Hitwise, sembra che, da un anno a questa parte, il traffico proveniente dai link sponsorizzati sui motori di ricerca sia calato del 26% a vantaggio del traffico organico.
This is no doubt a result of cutbacks in marketing spend due to the recession.
Così l’autore dell’articolo.
E se invece fosse che, proprio per via della recessione, i motori di ricerca (leggi Google) abbiano fatto meno attenzione alla qualità degli inserzionisti per arraffare l’arraffabile e ciò abbia avuto un impatto negativo sulla credibilità degli annunci sponsorizzati agli occhi degli utenti?
Ask ci ha provato con Ask 3D. Google ne parla da anni e, a parte qualche timido tentativo, non ha prodotto nulla di particolarmente significativo (d’altronde ci vuole fegato per cambiare qualcosa che di per sé funziona). In quel di Yahoo il deserto.
E’ paradossale che il possibile turning point innovativo provenga da Microsoft, ma tant’è.
A vedere il video di presentazione di Bing, il motore promette bene.
Le ricerche vengono attivate in modo semantico. Il che vuol dire che il motore riesce ad interpretare la domanda dell’utente e a restituire risultati pertinenti (che siano web search, shopping, immagini, video, ecc.).
Per quanto riguarda la SERP, la struttura ricalca molto vagamente l’idea dietro al 3d di Ask, ma con un sacco di features in più e un’usabilità che pare senz’altro migliore.
Ovviamente è quello che si evince da un video promozionale. Vedremo poi se corrisponderà al vero…
Sono curioso di provarlo, più che altro per verificare la validità del servizio. In ogni caso fa piacere che non sia un motore di ricerca come Google ma che offra qualcosa di potenzialmente innovativo, certo il nome mi lascia un po’ perplesso, ci vorrà un bel po’ di pubblicità per farlo consocere alla gente.
SI vociferava che stesse uscendo anche per MAC…
Da qualche settimana sto leggendo un’interessante libro dal titolo Nella testa di Steve Jobs, biografia (non autorizzata) del fondatore della Apple. In effetti pensavo di finirlo in pochi giorni, ma l’ho trovato talmente interessante dal vedermi quasi costretto a centellinarlo, proprio come un buon vino.
D’altronde quando ti trovi a leggere di un uomo che ha rivoluzionato il mondo della tecnologia (Mac), della musica (iPod e iTunes), del cinema (Pixar) e della telefonia (iPhone), non puoi far altro che accostarti all’argomento con tanta curiosità, una buona dose di invidia ed un vago impulso di emulazione.
Fra i vari temi trattati, ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente: Jobs considera i prodotti come centri gravitazionali.
Ora, il concetto può risultare banale ma non lo è. Molti imprenditori recentemente (e non solo nell’online) si sono limitati ad essere puri affaristi, ponendosi come obiettivo primario quello di generare profitto ad ogni costo e mettendo da parte ciò cui ogni impresa dovrebbe aspirare: produrre valore per il proprio pubblico e, così facendo, produrre valore per se stessa.
Steve Jobs ha lasciato la Apple nel 1985 e quando vi ha fatto ritorno, nel 1996, ha trovato un’azienda in crisi, guidata non più da quelli che si occupavano dei prodotti, ma dai responsabili commerciali. A risentirne di più è stata, ovviamente, l’innovazione.
Ed è stato a questo punto che Jobs ha compiuto il suo capolavoro. Invece di sprecare risorse nel perseguire centinaia di progetti, ha deciso di focalizzarsi su un ristretto numero di prodotti dal potenziale maggiore. E’ da qui che hanno preso forma l’iMac, l’iPod e iTunes.
Il nostro obiettivo principale, qui alla Apple, è di produrre i migliori PC al mondo, non di essere i più potenti o i più ricchi. Alla Apple, per un certo periodo di tempo, i due obiettivi sono stati invertiti e questo minimo cambiamento di prospettiva ha fatto la differenza. Quando sono tornato, abbiamo lavorato per farne di nuovo un’azienda orientata al prodotto.
Steve Jobs sembra avere un dono che pochi altri imprenditori hanno: non quello di saper fare soldi, ma quello di capire che cosa vuole la gente. Guadagnare (sia per arricchire se stessi e i propri azionisti che per continuare a produrre) è l’obiettivo numero due.
Prova a pensare alla crisi della finanza, alle difficoltà dell’industria e, perché no, anche ad un certo narcisismo del mondo Internet. Hanno fatto scalpore i tagli di Microsoft e Yahoo. Ora chiediti se negli ultimi due anni ti risulta che Microsoft e Yahoo abbiano innovato (acquisizioni a parte).
La recessione ha i volti delle tante aziende che hanno deciso di scappare col malloppo invece di fermarsi ed investire tempo e denaro nell’innovazione. E’ quello che succede quando si antepongono i profitti ai prodotti. I guadagni alle persone.
Seduto su una scomodissima sedia, di fronte ad uno squallidissimo gate nel pessimo aeroporto di Ciampino, eccomi a cazzeggiare con l’iPhone. Penso: esistera’ un’app per postare su Wordpress tramite iPhone senza passare per l’interfaccia Web? Cerco nell’App Store e… tadaaaaa… la trovo, la installo e la uso proprio per scrivere questo post.
Signori… welcome to the iPhone revolution!
Quello di Mentana è ormai diventato un caso. Parlare di Mediaset come di un “comitato elettorale” non è semplicemente come lamentarsi del proprio ex datore di lavoro. E’ un’accusa pesante alla libertà di informazione.
Ma la cosa non mi avrebbe sorpreso più di tanto se non fosse stato per un intervento di Filippo Facci (editorialista del Giornale e opinionista di Mediaset, insomma, un dipendente di Berlusconi) nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara, condotta da Giuseppe Cruciani.
Riferendosi al “J’accuse” di Mentana, Facci sostiene che il comitato elettorale sarebbe cominciato nel 1994, nel corso di una riunione ad Arcore in cui avrebbe partecipato lo stesso Mentana. Ma, quel che è peggio, Facci inizia a tentennare, come se non volesse raccontarla tutta, per poi lasciarsi sfuggire quanto segue:
Io devo anche stare attento a come parlo, sinceramente, visto che la Cassazione di recente ha stabilito che chi parla male dell’azienda per cui lavora può essere licenziato.
E dulcis in fundo:
Qualcosa è cambiato. Sono cambiate tantissime cose. Le scelte che sono state fatte per quanto riguarda i vertici dell’informazione Mediaset sono state molto più attente all’accondiscendenza nei confronti dei vertici dell’azienda stessa che non all’effettiva capacità di essere grandi uomini d’informazione rispetto ai canoni classici.
Mi sento un po’ come Neo, il protagonista di Matrix, svegliatosi dall’allucinazione della Matrice e improvvisamente consapevole che la vita è una menzogna, un velo che è stato messo davanti ai suoi occhi per nascondergli la verità.
Sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente.
Se vuoi ascoltare Facci, ecco il link al podcast. Il suo intervento avviene circa 15 minuti dopo l’inizio della trasmissione.
Intendiamoci… si tratta dei brand più discussi nei social network. Microsoft e Sony hanno 2 brand fra le prime 15 posizioni. Apple ha l’iPhone al n° 1, l’iPod al n° 7 e il proprio corporate brand al n° 3
L’idea della sinistra era ed è quella di un’Italia multietnica. La nostra idea non è così.
La sua idea, Presidente del Consiglio. Quella della Lega e dei Leghisti come Salvini. Quella di una parte della destra italiana, forse. Personalmente sto con Fini.
La nostra stella polare è l’amore per questa terra, per la Patria. Una società multietnica ci pone problemi che non si possono risolvere con lo scontro di civiltà.
La differenza fra destra e sinistra non può correre su questo binario. Lo rifiuto. Ho lavorato un anno a Dublino e mi capita abbastanza spesso di andare a Londra e Parigi per lavoro o svago. Città multietniche e multirazziali. Città in cui nessuno, di destra o di sinistra che sia, si sognerebbe di mettere in discussione la libertà di qualsiasi individuo di vivere e lavorare lì.
E ricordo le parole scritte sulla Statua della Libertà, simbolo di una nazione che proprio dalla multietnicità e dalla multirazzialità ha tratto e continua a trarre (e Obama ne è una tangibile dimostrazione) la sua straordinaria forza.
“Keep ancient lands, your storied pomp!” cries she
With silent lips. “Give me your tired, your poor,
Your huddled masses yearning to breathe free,
The wretched refuse of your teeming shore.
Send these, the homeless, tempest-tost to me.
I lift my lamp besides the golden door!”
il “popolo della libertà di parcheggiare in seconda fila”.
Stefano Gorgoni 6:50 pm on 30 maggio 2009 Permalink
eheh, come al solito una cosa sono i dati, tutt’altra cosa il perché di quei dati
Claudio 2:02 am on 1 giugno 2009 Permalink
Calano i click, ma aumentano i fatturati di google e le revenue da search (non content), dai risultati dell’ultimo Q. Troppe ipotesi possibili (anche pensare male è lecito), credo che il dato citato non sia sufficiente per delineare un quadro preciso.
Il resto, allo stato, e’ pure speculazione.
Emiliano 2:14 am on 2 giugno 2009 Permalink
Mmmm hai ragione, ma perché non speculare? Adwords è un sistema altamente speculativo. D’altronde come potrebbe essere altrimenti per una piattaforma pubblicitaria che si basa su un meccanismo d’asta in cui uno degli elementi preponderanti (il quality score) non viene definito in termini scientifici?
Il QS è definito da:
* Percentuale di clic (CTR) storica della parola chiave e dell’annuncio corrispondente su Google.
* Cronologia dell’account, misurata in base al CTR di tutti gli annunci e delle parole chiave dell’account.
* CTR storico degli URL di visualizzazione del gruppo di annunci.
* Qualità della pagina di destinazione.
* Pertinenza della parola chiave rispetto agli annunci del gruppo di appartenenza.
* Pertinenza della parola chiave e dell’annuncio corrispondente rispetto ai termini di ricerca.
* Rendimento dell’account nella regione in cui viene pubblicato l’annuncio.
* Altri fattori di pertinenza.
L’unico dato scientifico è il CTR. Il resto è pura speculazione.
Ricordiamo che nel Q1 (come scritto nel comunicato ufficiale diramato da Google)
the portion of revenues shared with Google’s partners, decreased to $1.44 billion in the first quarter of 2009.
e facciamo un paio di calcoli. Come avevo già scritto in un post precedente, andando a sottrarre dal fatturato la porzione da attribuire ai partner di Google (compreso il circuito AdSense), ricaviamo il net revenue.
* Q1 2009 -> 5,51 – 1,44 = 4,07 miliardi
* Q1 2008 -> 5,19 – 1,49 = 3,7 miliardi
Risultato: diminuisce il fatturato lordo e aumenta quello netto.
Quindi… sì, penso male e speculo