Vorrei essere un social network
In effetti a Google piacerebbe molto. Ci ha provato, fallendo, un paio di volte con Orkut e Buzz, ma è evidente che a Mountain View proliferano i guru del search e scarseggiano i visionari dei social media. Così, di tanto in tanto, quest’ambizione repressa fa capolino, prendendo le forme e i nomi più improbabili. Stavolta si chiama (così si vocifera) Google me e promette di fare concorrenza nientemeno che a Facebook.
Il punto di partenza di Google, però, stavolta sembra interessante. In una recente presentazione il googler Paul Adams sostiene che i social media hanno cambiato il nostro modo di interagire con le persone, ma pongono un problema fondamentale: finiscono per collegarci con un unico e indistinto gruppo di amici. Provate a vedere il mio profilo su Facebook. Apparentemente ho una vagonata di amici, cosa ovviamente impossibile nella vita reale. La verità è che ci sono diversi gruppi di persone con cui ho avuto o ho tuttora relazioni, a seconda dei miei interessi e delle mie esperienze di vita: compagni di scuola, colleghi di università, familiari, conoscenze, ecc.
Possiamo dividere questi gruppi in due macro categorie: legami forti e legami deboli. I legami forti sono quelli di cui ci importa, il cosiddetto “cerchio della fiducia”. Parliamo di non più di 2-6 persone. I legami deboli sono quelli di cui non ci importa molto. Secondo alcuni studi, il nostro cervello riesce a gestire non più di 150 legami deboli. Esiste poi una terza categoria: quella dei legami temporanei. Sono i legami più comuni sul web, si basano sulla fiducia e si costruiscono come risposta ad un bisogno particolare. I social network, in particolare Facebook, tendono a disegnare strutture relazionali che vadano bene per ogni tipo di rapporto. Così facendo finiscono per proporre una soluzione di compromesso.
Un altro problema è costituito da come vengono gestite le informazioni personali. La privacy viene sottovalutata per ignoranza e perché è spesso difficile operare all’interno dei complicati settings che ne regolano il livello. In questo modo gli utenti perdono il controllo e rischiano di far conoscere più di quello che vorrebbero.
Tali questioni rappresentano un forte limite per i social networks. Ed è qui che entra in gioco Google me. L’idea della Big G è di realizzare una piattaforma che consenta agli utenti di:
- gestire gruppi multipli di persone
- gestire diverse tipologie di relazioni
- targetizzare la comunicazione a seconda del gruppo di persone e della tipologia di relazione
Il nuovo Facebook è alle porte?





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